“Luna GÖLEM” 2015

31La notte tra l’uno e il due di giugno l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti transita sopra i cieli di mezza Europa e di Brescia a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La maggior visibilità in territorio bresciano è prevista alle ore 22:28:00.

Appena un giorno prima Astro-Samantha ha lanciato un tweet con la fotografia del lago d’Iseo e dei monti che lo circondano visti dallo spazio. Samantha non lo sa, ma quella notte, circa quattrocento chilometri sotto di lei, si sta svolgendo la prima LUNA GÖLEM.

Ma che cos’è la LUNA GÖLEM? L’idea è semplice: la notte, la Luna, un sentiero, il Monte Guglielmo… e naturalmente un gruppo di amici con cui camminare, chiacchierare e godersi il panorama. E’ così che tredici “Lunatici” si sono dati appuntamento alle diciannove di sera ai confini tra il Villaggio Prealpino e Concesio con l’idea di dirigersi in auto al rifugio di Croce di Marone (m.1166) e da qui, camminando, salire fino al Redentore (m. 1957) passando per le malghe del Guglielmo e accanto al rifugio Almici.

Più della metà di questi tredici fa parte della Banca del Tempo del Villaggio Prealpino. Così, zaini in spalla, scarponi ai piedi e torce frontali pronte al bisogno, ci s’addentra nei boschi fiduciosi che le nubi si facciano da parte e che tutto vada per il meglio. E così è stato. Appena dopo una svolta, dove il bosco si ferma e lascia intravvedere le valli, le creste e un ampio orizzonte, sospesa e vellutata splende la Luna. Poi, cala la notte.

Nei prati delle malghe silenziose si scorge lo strano biancore dei “soffioni” del Tarassaco. Tutto è mistero nel buio: i muri di recinzione, gli abbeveratoi, i pali di segnalazione, i laghetti e le pozze. Tutto è strano e affascinante sotto la luce lunare. Un simpatico “Lunatico” trova il modo di evocare il primo Homo Sapiens moderno nato circa 45000 anni fa nei pressi di Nardò. Si scherza e si ride; ci si racconta. Nei pressi della Malga Guglielmo di Sopra, alto sulla destra, compare lo scuro profilo del “Redentore” torreggiante dalla cima; mentre, sulla sinistra, amichevoli, occhieggiano le flebili luci del Rifugio Almici.

Siamo tra i 1745 e i 1865 metri. Ma ogni avventura, anche la più piccola, per essere tale deve prevedere complicazioni e colpi di scena. Così, improvvisa, cala la nebbia sul sentiero a celare il rifugio e la vetta.

Sono le 22:28:00. Ed ecco l’aiuto dal cielo: dall’alto Santa AstroSamantha guida i passi stanchi dei “Lunatici vagabondi” fino ai piedi del Redentore. Ecco la porta del rifugio Almici, ecco Enzo che ci attende dopo essere risalito da Caregno nel tardo pomeriggio. Ecco il sorriso silenzioso del rifugista che accoglie paziente ogni richiesta. Un ultimo sforzo. Lasciati gli zaini si sale fino alla cima di Castel Bertino. Sulla cima del monte una sagoma oscura e fantasmatica come fosse di cera ghiacciata si staglia nell’impalpabile foschia notturna: è il Redentore.

Illuminato dalle torce si rivela il mosaico della Cacciata dal Paradiso Terrestre con i volti contriti di Adamo e di Eva. Ognuno cerca di cogliere qualcosa nel buio della notte nebbiosa: una fantasia, la sagoma di un Papa, un lampo di colore da un mosaico, un brivido horror, uno sguardo          d’amicizia, una grassa risata o più semplicemente un riparo dal freddo e dal vento.

Poi è solo una festa. Il rifugio Almici s’anima tutto. Se ne vedono e sentono di tutti i colori. Qualcuno estrae dal cilindro la ‘nduja, il salame morbido calabrese, piccantissimo. Un altro osa proporre un “Bombardino” che in questo caso non va confuso con il nomignolo a suo tempo affibiato all’Eufonio, ossia, allo strumento musicale della famiglia degli ottoni, ma che in questo caso va, più propriamente, associato alla famiglia dei “liquori a base di crema d’uovo”, che una famosa pubblicità di molti anni fa reclamizzava con il motto: “Una sferzata di energia!”.

E, in effetti, d’energia se ne vede parecchia. Tra salami e vinelli, birre e bagordi, la LUNA GÖLEM si trasforma in una sorta di Capodanno in quota e rivela il suo volto carnascialesco. I fuochi d’artificio vengono esplosi durante la discesa che vede alcuni dei protagonisti avventurarsi in una versione molto particolare di Angie dei Rolling Stones. Per fortuna di “Pietre rotolanti” non se ne vedono ed ognuno conclude il proprio viaggio e ritrova la strada di casa. La prima LUNA GÖLEM è finita.

 In gamba “Lunatici”, fino alla prossima Luna perché…

“[…] Il percorso è qualsiasi cosa passa – non
 fine a se stesso
 il fine è 
 grazia – semplicità –
 la cura,
 non la salvezza”.

 [tratto dalla poesia – Fuori – da “L’isola della tartaruga” del poeta americano Gary Snyder]

[Pubblicato grazie al contributo del socio E. Simonelli]